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SI
arrampicano <CW-14>sulle
montagne del Nepal, di villaggio in
villaggio.
Una prima volta per ascoltare; una
seconda per progettare insieme; quindi
per costruire.
Sono i tecnici della «Nepal Trust
Organization», organizzazione non
governativa scozzese che ha
l’obiettivo di innescare uno
sviluppo economico tramite
l'autosufficienza energetica, basata
sulle fonti rinnovabili.
Una delle migliori realizzazioni, il
«Centro per l'energia rinnovabile»
di Humla, ha ricevuto il Premio
Italgas «Progetti per l'ambiente»,
consegnato a Torino dal presidente
Alberto Meomartini.
Nata nel 1963 per volontà di un ex
ufficiale britannico, Alan Jacobsen,
la «Nepal Trust
Organization» si è a lungo occupata
di costruire ospedali e scuole. «Poi
ci siamo resi conto che lo sviluppo
economico e l'autonomia culturale di
questi villaggi sarebbero stati
possibili solo svincolandosi dai
costosi e obsoleti sistemi di
approvvigionamento energetico - spiega
il presidente Tony L. Sharpe -.
Abbiamo così iniziato a pianificare
interventi semplici e moderni per
costruire tetti fotovoltaici, piccole
turbine idroelettriche, forni solari,
impianti termici a biomassa per
fornire a ogni villaggio l'energia
necessaria, migliorare le condizioni
di vita e permettere il definitivo
decollo delle attività artigianali».
E tutto senza immettere un solo chilo
di nuova CO2 nell'atmosfera. L'ottica,
infatti, è quella di operare in piena
sintonia con i dettami del Protocollo
di Kyoto. Anche se il Nepal non fa
parte dei Paesi «Annex 1» (i Paesi
che, tra i firmatari del Protocollo,
sono tenuti a farsi carico di una
quota della riduzione generale dei gas
serra) è bene che, se si deve
provvedere ai nuovi fabbisogni
energetici, si varino subito nuove
tecnologie senza ricorrere a impianti
che già nascono obsoleti e
inquinanti, come le centrali a
petrolio o a carbone, ampiamente usate
in India e Cina per sostenere il Pil
galoppante.
Ma gli impianti che producono
elettricità a partire dalle fonti
rinnovabili sono patrimonio
dell'Occidente e il loro costo è
inarrivabile per molte di queste
piccole economie nascenti.
Accanto al valore ambientale, quindi,
i progetti della «Nepal Trust
Organization» sono la dimostrazione
di come l’hi tech del Primo Mondo
possa e debba essere messo al servizio
dei Paesi poveri per svincolarli dai
mercati dell'energia tradizionale.
«Il Sole è gratis, così come
l'acqua impetuosa dei loro torrenti -
puntualizza Sharpe -. Noi mettiano a
disposizione le tecnologie e a
insegnare come usarle: così le
popolazioni locali possono gestire le
risorse di cui dispongono, senza
dipendere dal gas o dal petrolio».
E’ significativo che, spresso, siano
le donne del villaggio le persone più
disponibili a imparare, nonché le più
precise nella gestione degli impianti.
E sono sempre le donne a collaborare
all’utilizzo in senso comunitario
dell'energia: i forni solari per i
cibi vengono usati a turno.
La
stampa, 5 aprile 2006
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