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Un
diritto umano non rispettato Più
di 1,4 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso all'acqua potabile.
Le
risorse idriche mondiali sono dappertutto in uno stato disastroso.
L'inquinamento, le contaminazioni e gli sperperi hanno fatto dell'acqua dolce
una risorsa sempre più "rara" nella qualità necessaria ed indispensabile
alla vita.
Assicurare
nel 2020-2025 l'accesso all'acqua a tutti gli abitanti della Terra non solo é
un obiettivo lodevole, ma si tratta soprattutto di un'utopia possibile,
realizzabile. Il
"Manifesto dell'Acqua" si fonda su quattro idee-chiave: fonte
insostituibile di vita, l'acqua deve essere considerata un bene comune patrimoniale
dell'umanità e degli altri organismi viventi Messa
in opera della Campagna. La
raccolta delle adesioni alla Campagna é già iniziata in Svizzera (dal
settembre 2000) ed avrà luogo in altri paesi del mondo quali - oltre l'Italia
- il Belgio, la Francia, il Canada, gli Stati Uniti, il Brasile, la Germania,
l'India... |
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Priorità della campagna |
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L'applicazione
delle idee-chiave a livello italiano fa emergere una serie di - problemi ed
opportunità - priorità per l'azione - soluzioni e prospettive di natura
politica, istituzionale, tecno-scientifica e socio-culturale. Le
tre priorità maggiori del "manifesto italiano" PRIMA
PRIORITA': mettere la politica dell'acqua ai primi posti dell'agenda politica
italiana Eppure
la grande maggioranza degli italiani è servita, non senza successo, da
imprese pubbliche intercomunali di alta qualità tecnica, manageriale ed
umana. Il secondo nodo è rappresentato dello stato pietoso della gestione del
territorio. I disastri naturali (alluvioni, siccità...) che colpiscono
frequentemente il nostro paese rivelano le debolezze strutturali della
gestione del territorio su tutti i suoi aspetti. Non é sufficiente reagire in
stato di emergenza. E'
urgente che la politica italiana metta fine al dissesto urbanistico, al
"mal-governo" dei bacini fluviali, alla debolezza delle lotta
contro la deforestazione, gli inquinamenti agricoli ed industriali e gli
sperperi domestici. Il terzo nodo risiede nell'estrema molteplicità e
diversità dei regimi locali di proprietà, d'uso e di gestione delle risorse
idriche, che non consente una visione coerente ed integrata a livello
regionale e nazionale. Regole
moderne convivono con regole ancestrali sulle quali si fondono diritti ed usi
"antichi" frammentati, atomizzati che consentono uno
"sfruttamento" individualistico di notevoli risorse d'acqua. SECONDA PRIORITA' : promuovere la conoscenza pubblica, collettiva
sui problemi dell'acqua per favorire una partecipazione effettiva dei
cittadini alla gestione democratica dell'acqua a livello locale/regionale e
nazionale/internazionale. TERZA
PRIORITA : applicare il principio della presa a carico da parte della
collettività del finanziamento dei costi relativi al diritto d'accesso per
tutti i cittadini a 40 litri d'acqua di qualità sufficiente, al giorno per
persona, per usi domestici. Tocca
ai cittadini decidere del sistema di finanziamento dei servizi d'acqua sulla
base di un informazione e di una conoscenza le più ampie e rigorose possibili
dei costi e dei benefici delle varie soluzioni. Un'informazione ed una
conoscenza che solo un'azione di valutazione pubblica nazionale può
assicurare. |
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Conclusione |
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Che si
tratti della definizione di una "politica mondiale" dell'acqua -
promossa e pilotata in questi ultimi dieci anni dalla Banca Mondiale con la
collaborazione dell'UNESCO, della FAO, dell'OMS, dell'UNEP e dell'UNDP, del
Consiglio Mondiale dell'Acqua - o della messa in opera di una "politica
europea" a livello dell'Unione europea, è certo che l'Italia non è stata
fra i promotori e i protagonisti più attivi ed innovatori. Paesi
come la Svezia, i Paesi Bassi, il Canada, l'Egitto, la Svizzera hanno pesato
e pesano molto di più dell'Italia sulle decisioni in materia di orientamenti,
strategie, metodi, istituzioni. La
sfida è grande di fronte alle forti pressioni in favore della privatizzazione
e della mercificazione dell'acqua e, per conseguenza, della mercificazione
del diritto alla vita. Inoltre, il campo di manovra è ristretto, di fronte
alla crescita ed alla moltiplicazione di potenti gruppi privati mondiali
"multi-servizi". Se i cittadini non modificano una tale situazione,
l'esistenza di questi gruppi renderà sempre meno possibile una politica
pubblica della città e della gestione del territorio. |