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Cambiamo
Energia – dai combustibili fossili all’energia pulita
Verso un settore energetico senza CO2
La combustione di
fonti energetiche fossili – ovvero il carbone, il petrolio ed il gas – crea
l’emissione di anidride carbonica che si trasferisce nell’atmosfera, avvolgendo
la Terra intrappola il calore, provocando così l’innalzamento della temperatura
globale. I cambiamenti climatici costituiscono senza dubbio il problema
ambientale più generale, con un potenziale devastante per habitat,
biodiversità, catene alimentari, economie e per la vita umana.
Ma la soluzione è a
portata di mano!
Come uno spiraglio concreto di agire che però si può chiudere
rapidamente, la necessità di un veloce passaggio del settore energetico dai
combustibili fossili (carbone, petrolio e metano) all’energia pulita per
andare verso un sistema energetico senza CO2, è un imperativo inderogabile.
Il WWF ha condotto nuove
ricerche in tutto il mondo che rivelano che il settore energetico, nei Paesi
industrializzati, è in grado di ridurre della metà le proprie emissioni
di CO2
entro il 2020 e raggiungere per la metà del secolo una situazione di
totale libertà dalla CO2.
I
Cambiamenti Climatici sono in atto, proprio ora
I cambiamenti climatici stanno già
avvenendo e sono una realtà concreta e visibile sul nostro pianeta.
Ricerche
effettuate dal WWF
hanno rivelato che il 33% degli habitat mondiali sono a rischio con molte
specie animali e vegetali che stanno “virtualmente” per estinguersi. L’orso polare è proprio una delle
specie a rischio poiché il ghiaccio del Mare Artico si sta riducendo
drammaticamente. Eventi estremi come inondazioni, tempeste e siccità diventano
sempre più probabili. Nelle estati del 2002 e del 2003, l’Australia ha vissuto
la sua peggiore siccità, seguita dall’incendio di foreste più devastante del
secolo3. I premi assicurativi per
privati e aziende sono lievitati a causa di questi eventi ed esistono alcune
comunità costiere o situate in basse pianure che stanno già sperimentando
polizze assicurative al di sotto del limite che le lascia senza alcun tipo di
copertura.
La Commissione Intergovernativa sui Cambiamenti Climatici (IPCC)
afferma, nel suo terzo rapporto del 2002, che “c’è una nuova e schiacciante
prova che la maggior parte del surriscaldamento osservato nei passati 50 anni è
attribuibile alle attività umane”. Esso prevede che la temperatura media
globale sia destinata a salire tra gli 1,4 e i 5,8 °C entro la fine del secolo,
a seconda del quantitativo di combustibili fossili che viene bruciato e dalla
sensibilità del sistema climatico.
Il WWF,
insieme ad altre associazioni ambientaliste, ha fatto appello per un approccio
precauzionale mirato ad affrontare questa terribile minaccia: questo
limiterebbe che l’aumento della temperatura globale a meno di 2 gradi sopra i
livelli del periodo preindustriale5 in
modo da evitare danni ulteriori. Un grado di incremento della temperatura è già
probabilmente inevitabile nel sistema climatico, sicché mantenere il limite di
2 gradi richiederà un’azione urgente da attuare nell’arco dei prossimi
vent’anni. Molto al disotto dei due gradi.
Infatti, restare al disotto dei due gradi Celsius dà un chiaro segnale che è
necessario mantenere le concentrazioni di CO2 sotto i 450 ppm (parti per milione di volume),
segnalando la necessità di una rapida e radicale riduzione delle emissioni.
Mentre il Protocollo
di Kyoto parte col piede giusto per “abbassare” la curva delle
emissioni, è chiaro che drastiche misure per la riduzione di CO2 sono assolutamente indispensabili. E’
questo lo scenario in cui si colloca la campagna “Cambiamo Energia!”,
concentrando gli sforzi degli attori principali affinché mantengano il livello
della CO2 sotto le 450 ppm, un
obiettivo certo ambizioso ma tuttavia essenziale.
Ciò significa che i Paesi industrializzati devono ridurre sostanzialmente le
loro emissioni
di CO2 nell'arco di vent’anni e quelli in
via di sviluppo dovrebbero prendere misure economicamente valide per la
riduzione delle proprie emissioni. Dal 2020 in poi, è necessario un decremento
nelle emissioni globali almeno del 2% l’anno. Insieme ai miglioramenti
nell’efficienza energetica in tutti i settori, quello energetico è il
settore-chiave per raggiungere obiettivi così ambiziosi: è il più vasto ed ha
un potenziale enorme di riduzione delle emissioni.
Le Soluzioni sono qui
ed ora!
La buona notizia è che sono disponibili soluzioni pratiche per un deciso
calo delle emissioni di CO2.
Le tecnologie e gli strumenti legislativi per metterle in atto sono conosciute,
già provate e tutte a costi ragionevoli. Molte di queste farebbero anche
risparmiare soldi ai consumatori.
La soluzione a questo problema richiederà un netto e drastico abbandono dei
combustibili da fonte fossile nel nostro sistema energetico, attraverso l’uso
di apparecchi elettrici ad alta efficienza e il passaggio a combustibili
fossili a basso contenuto di carbonio nonché il diffuso utilizzo di energia ad
“emissioni zero” come le fonti di energia rinnovabile.
La ricerca sta dimostrando sempre più che fare la transizione verso un'economia
a basso contenuto di carbonio non deve necessariamente essere traumatica e che
può ridurre le spese energetiche complessive dei consumatori. Sebbene esistano
buoni esempi, in tutto il mondo, di efficienza energetica e di sfruttamento
delle fonti rinnovabili che provano quanto questo sia possibile, tali esempi
devono diventare la norma e non l'eccezione.
NOTA: Gli obiettivi di riduzione dei paesi industrializzati e di quelli
in via di sviluppo devono essere differenziati, dal momento che nei paesi in
via di sviluppo la domanda di servizi energetici crescerà nel breve termine.
Perché
il settore energetico dovrebbe fare da capofila?
L’elettricità è un importante veicolo per uno sviluppo
sostenibile,equità sociale e benessere economico. Tuttavia, per il fatto che il
settore energetico si basa pesantemente sui combustibili fossili come il
petrolio e il carbone, esso produce il 37% di tutte le emissioni di CO2 causate dall’uomo, un livello in
continua e rapida ascesa. Questo minaccia il vero sviluppo che l'elettricità
può aiutare a conseguire, mettendo a serio rischio milioni di persone
incrementando la possibilità di temporali, siccità, collasso degli habitat,
perdita dei raccolti, inondazioni, aumento del livello del mare ed insorgenza
di malattie.
È pratico ed economico?
Contrariamente a quello che è il punto di vista delle industrie delle
energie fossili, c'è una prova sempre più evidente che un passaggio alle fonti
pulite può essere economico e redditizio per i consumatori. Il settore
energetico ha molte opportunità pratiche di ridurre le proprie emissioni di CO2. Il dibattito sulla liberalizzazione,
in tutto il mondo, sta offrendo opportunità per incrementare l’efficienza e
l’utilizzo delle fonti di energia rinnovabile.
Negli Stati Uniti, un recente studio condotto per conto del WWF ha
mostrato che il piano d’azione “Cambiamo Energia!”, nel quale si propone
il 59% di riduzione delle emissioni di CO2,
i costi netti per i consumatori potrebbero precipitare di 86 miliardi di
dollari l’anno entro il 2020. Ciò potrebbe accadere grazie ad una minore
quantità di elettricità utilizzata, attraverso investimenti in apparecchi,
edifici ed impianti energeticamente più efficienti ed accelerando di dodici
volte l’inserimento, nel mercato, di fonti rinnovabili non-idroelettriche.
Drastiche
riduzioni di CO2 sono possibili
Un studio condotto per il WWF riguardo alla possibilità che il
settore energetico in Europa diventi libero da emissioni di CO2 entro il 2020, ha dimostrato che si
potrebbero raggiungere riduzioni del 27% della domanda di elettricità. Un analogo studio effettuato per l’Italia
dall’IPSEP (International Project for Sustainable Energy Paths – California)
per conto dell’ANPA (Agenzia Nazionale per l’Ambiente, oggi APAT) ipotizza il conseguimento di un
risparmio energetico del 20% entro il 2010, su un potenziale calcolato del 46%.
Inoltre, la piena esplorazione del potenziale tecnologico per ridurre le
emissioni di CO2 per mezzo delle
tecnologie di sfruttamento delle rinnovabili, come l’energia eolica, l’energia
solare fotovoltaica, la geotermia, la mini-hydro e le biomasse sostenibili in
impianti di produzione energetica già esistenti, potrebbe incrementare la quota
di energie rinnovabili fino, approssimativamente, al 40-60% di tutta l’energia
prodotta applicando le misure per l’efficienza energetica. Allo stesso
tempo ciò comporterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 del settore elettrico europeo di
circa il 50% dell’attuale livello entro il 2020.
Blowing in the Wind:
il vento soffia nello stato del Petrolio, il Texas.
La Austin
Energy è una azienda elettrica che serve la città di Austin, nel Texas,
Stati Uniti, una delle aree metropolitane con la più rapida crescita della
regione. Sotto il “Green Choice Program” (“Programma di Scelta Verde”)
di questa azienda, migliaia di residenti di Austin stanno comprando energia
rinnovabile, dando vita a quello che il Dipartimento dell’Energia statunitense
definisce “il più grosso mattone per il progetto energia verde, azionato dai
consumatori, del paese”. Roger Duncan, Vice Presidente della Austin Energy,
ammette che “può sembrare strano che lo stato natale di Enron, Exxon e di
famosi petrolieri, come il Presidente Bush, si stanno rivolgendo all’eolico, ma
il vento è una enorme risorsa naturale in Texas.”Attualmente, la Austin Energy
ha contratti decennali per alimentare circa 11.000 abitazioni mentre più di 150
piccole imprese e ventidue delle aziende più grandi di Austin hanno
sottoscritto contratti per più di 300 milioni di kilowattora. Ventidue dei
trenta maggiori sottoscrittori del programma promosso dalla Austin Energy,
conosciuti come i “Campioni Aziendali”, hanno sottoscritto contratti per almeno
un milione di kWh di energia verde l’anno e quindici di loro stanno avviandosi
verso il 100% di energia verde.
La
Austin Energy soddisferà il 53% della sua crescita progettata tra il
2000 e il 2003 attraverso un risparmio di megawatt derivante dai suoi programmi
per l’efficienza energetica e utilizzando le fonti energetiche rinnovabili. Il
programma ha fin qui ridotto le emissioni di CO2 di 217.566 tonnellate l’anno.
Com’è
la situazione nei Paesi in via di sviluppo?
Per molti paesi in via di sviluppo (PVS), non appena la popolazione
accede all’energia commerciale, la domanda di servizi energetici subisce un
incremento. Comunque, il potenziale per l’aumento dell’efficienza energetica e
per un ruolo crescente delle energie rinnovabili è enorme. Sebbene questi paesi
non possano soddisfare la domanda per conto proprio, il passaggio all’energia
verde porterebbe con sé molti vantaggi significativi, come ad esempio aria e
acqua più pulite, minore dipendenza per l’approvvigionamento energetico e
comunità in buona salute.
A paragone con lo scenario di una “prospettiva di non intervento” che utilizza
pesantemente le fonti fossili, l’aumento nei costi non sarebbe significativo.
La Task Force delle Rinnovabili
del G8 ha concluso che
più di 800 milioni di persone nei PVS e 200 milioni nei Paesi industrializzati
potrebbero accedere alle energie rinnovabili entro i prossimi dieci anni sotto
un programma serio di investimento e con l’appoggio di una adeguata
legislazione. Nel Sudest Asiatico, il dibattito sulla liberalizzazione del
settore energetico è il punto chiave nella determinazione di quale futuro si
profilerà.
In Cina, una serie di piani d’azione ha dimostrato che esistono valide
alternative a continuare semplicemente ad utilizzare carbone in modo inefficiente
in vecchi impianti di produzione energetica. Si è data una maggiore enfasi alla
massiccia penetrazione delle rinnovabili in Cina, nonché all’efficienza
energetica, sia per quanto riguarda gli impianti, sia negli usi finali come gli
apparecchi, l’illuminazione, i motori industriali; tutto ciò potrebbe ridurre
le relative emissioni di CO2 del
59% entro il 2020, se paragonate ad uno scenario di non intervento. Il
potenziale eolico in Cina, da solo, potrebbe soddisfare il 70% della domanda di
energia elettrica totale. Lo stesso piano d’azione in India ridurrebbe le
relative emissioni di CO2 del 47% entro il 2020.
Le alternative ai combustibili fossili
Un numero sempre crescente di studi e ricerche su un futuro a bassa-emissione,
ha sottolineato il ruolo cruciale sia dell’efficienza energetica nella
stabilizzazione e riduzione della domanda di energia sia del progressivo
abbandono delle fonti fossili, come il carbone, in favore delle rinnovabili per
quanto riguarda la copertura dei rimanenti bisogni energetici. L’efficienza
energetica è il primo articolo in qualsiasi approccio governativo per un
settore energetico senza CO2. Le
politiche energetiche statali possono aiutare significativamente ad accelerare un
trend di efficienza; queste vanno dal fissare gli obiettivi generali al fissare
standard minimi per apparecchi, edifici e motori industriali, offrendo
incentivi e sgravi fiscali per investimenti in apparecchiature a maggiore
efficienza. I consumatori, attraverso finanziamenti e altri incentivi
innovativi, possono così sentirsi incoraggiati a scegliere apparecchi ed
elettrodomestici di classi di efficienza più alta. L’altro punto rilevante è
quello di abbandonare le fonti fossili in favore delle fonti rinnovabili.
Queste fonti, come l’energia eolica, le biomasse sostenibili, la geotermia, il
minihydro e l’energia solare, possono ormai essere “catturate” e utilizzate
praticamente. Il loro uso potrebbe ridurre le emissioni di più del 40% entro il
2020, rispetto ai livelli del 2000 dei Paesi industrializzati.
L’energia eolica è ora, in molti casi,
economicamente più competitiva dell’energia nucleare; è attualmente la risorsa
energetica che sta conoscendo lo sviluppo più rapido. L’eolico è diventato un
business da 5 miliardi di dollari l’anno, con una crescita annua del 25-30%
nell’arco dell’ultimo quinquennio; con un potenziale installato di 30.000 MW a
metà 2002, si prevede uno sviluppo significativo sia terrestre sia in mare
(off-shore). La Germania ha sperimentato la crescita più veloce, con più di
12.000 MW di potenziale installato; altri paesi stanno giocando un ruolo di
spicco nell’eolico, come gli Stati Uniti, la Spagna e la Danimarca, benché ci
sia un potenziale enorme anche in Cina, in India, nel Regno Unito e in Nuova
Zelanda. Negli Stati Uniti, il Texas è al primo posto, con stati nel Midwest e
nell’Ovest che stanno espandendo rapidamente la loro produzione.
L’Energia dalle biomasse copre
una vasta gamma di tecnologie, compresa la combustione di rifiuti legnosi
derivanti da attività forestali sostenibili e certificate, la produzione di
biodiesel da semi oleaginosi, o la produzione di biogas da rifiuti organici per
la produzione di calore ed elettricità. In tutto il mondo, le biomasse
producono circa l’11% dei consumi energetici globali, benché molte di queste
derivino dalla raccolta di legname non-sostenibile che viene bruciato a basso
rendimento causando così rischi per la salute delle popolazioni dei PVS.
Il
Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP) ha valutato il
potenziale pratico e sostenibile delle biomasse fra il 65% ed il 100%
dell’attuale richiesta di energia mondiale. Alcuni paesi quali la Finlandia,
l'Austria, la Svezia e gli Stati Uniti già producono notevoli quantità di
energia a basso costo dal legno e dai cascami legnosi. La Finlandia ottiene il
20% del proprio fabbisogno energetico generale dalle biomasse e il più grande
impianto di cogenerazione (produzione combinata di calore ed elettricità) del
mondo (550 MW) è stato aperto proprio in questo paese nel 2001.
Esiste un significativo potenziale per le biomasse nella combustione combinata
con il carbone. Tecnologicamente questo è piuttosto semplice e fornirebbe una
riduzione rapida delle emissioni di CO2;
tale tecnica è comunemente applicata in Scandinavia e nel Nord America. Negli
Stati Uniti, più di 300 impianti producono 6.000MW di energia da cocombustione
ma questo potenziale può anche crescere.
Il solare
fotovoltaico (FV) è una soluzione da sogno, dal momento che basta esporre
una lastra di silicio al sole per generare elettricità silenziosamente e senza
parti mobili. Purtroppo attualmente è la più costosa tecnologia
commerciale per lo sfruttamento dell’energia rinnovabile, anche se ha il
potenziale più vasto nel lungo termine. Producendo energia direttamente dalla
luce solare, le celle fotovoltaiche possono essere integrate in una struttura
edilizia, come finestre e tetti, per tagliare i costi. Mentre i tassi di crescita
dell'industria del fotovoltaico sono molto alti, la produzione mondiale di
impianti è attualmente ancora inferiore ai 450 MW annui (la potenza installata
era di 1.840 MW alla fine del 2001) e
ci vorranno almeno 10 anni prima che il FV possa avere un impatto significativo
su scala mondiale.
Un enorme interesse e grossi capitali vengono investiti nella ricerca
per lo sviluppo delle celle a combustibile e di altre parti della
cosiddetta “economia dell’idrogeno”. In ogni caso, le celle a
combustibile necessitano di elettricità per produrre idrogeno e il semplice
utilizzo di gas naturale o altre fonti fossili al posto delle rinnovabili, come
combustibile, è solamente una misura “transitoria” nel passaggio ad un’economia
energetica senza CO2. Le energie rinnovabili
devono essere sfruttate come la vera e sola fonte di energia per un’economia
sostenibile dell’idrogeno.
A causa degli elevati e numerosi rischi e dei costi proibitivi, l’energia
nucleare non rappresenta né un’alternativa alle fonti fossili né una soluzione
al problema dei cambiamenti climatici.
Il
Carbone: una risposta antiquata
Il carbone è stato il primo combustibile dell'era industriale, ma
ora ha i giorni contati. Mentre il maggiore obiettivo di “Cambiamo Energia!”
è di fare pressione affinché le fonti di energia rinnovabile giochino un ruolo
preminente, la realtà è che le fonti fossili attualmente costituiscono la
percentuale maggiore del “mix” di combustibili utilizzati dalle aziende
energetiche. Il carbone è la più grande fonte di emissioni di CO2 globali; produce quasi il 40 %
dell'elettricità mondiale, ma a causa del contenuto di carbonio tanto elevato,
rilascia ben oltre la metà delle emissioni di CO2 di tutto il settore. Con tecnologie più pulite già
disponibili, il carbone resta ancora nel sistema energetico solo a causa dei
forti incentivi che ha avuto nel passato ed al fallimento del mercato
nell’internalizzare i costi di estrazione, e di incenerimento per ambiente e
salute pubblica. Soltanto in Asia, dal 1971 al 1995, il quantitativo di carbone
utilizzato per la produzione di elettricità ha subito un incremento di otto
volte; se questo trend energetico non subirà modificazioni, le emissioni
di CO2 potrebbero
perfino raddoppiare nell’arco dei prossimi 20 anni1. Con 2 miliardi di persone che non hanno accesso
all'elettricità, c’è il potenziale per un massiccio aumento delle emissioni
di CO2, a meno che non
si adotti un sistema energetico che porti dal carbone all’energia pulita
investendo in questo tipo di tecnologie.
“Lasciatelo nella
Terra”: Richiamo alle riserve di lignite australiane.
Un’offerta di fornitura del governo dello Stato di Victoria, in
Australia, ha sollevato il problema politico di dare uno stop all’apertura di
nuove miniere di carbone. Il contratto di fornitura coinvolge aziende
interessate ad accedere fino a 5 miliardi di tonnellate di lignite dello Stato,
offrendo loro una licenza di esplorazione. Se estratte e bruciate, queste
risorse equivalgono alla metà dei combustibili fossili globali bruciati in un
anno. Questo vanificherebbe tutti gli sforzi fatti per ridurre le emissioni
di CO2 dell’intera
Australia in un colpo solo.
Le aziende titolari della licenza di esplorazione - Australian Power ed
Energy Ltd – stanno proponendo una centrale elettrica con un impianto
integrato di lavorazione carbone-olio combustibile. Ciò comporterebbe una
produzione delle emissioni di CO2 pari
al 67% in più di quelle prodotte semplicemente utilizzando petrolio
convenzionale o bruciando lignite in una centrale a carbone tradizionale. Il
caso dello Stato di Victoria è solo l'ultimo esempio della necessità di un
cambiamento nei processi di investimento tesi alla riduzione delle emissioni di
CO2 mondiali. I governi,
investendo e dando l’accesso alle riserve di carbone, posticipano di parecchi
decenni la transizione verso programmi per lo sviluppo delle energie
rinnovabili e dell’efficienza energetica.
La Terra ha enormi riserve di carbone – il World Energy Council (Consiglio
Mondiale per l'Energia) e la BP hanno stimato che ammonta a 985 miliardi di
tonnellate. L’attuale consumo si aggira attorno ai 4,4 miliardi di tonnellate
per anno e, mentre nell’Europa Occidentale l’uso del carbone sta subendo un
decremento, il suo utilizzo è in continua ascesa negli Stati Uniti e in Asia. Bruciare
anche una sola parte di tali riserve, oltre alle riserve di petrolio e gas
naturale, più modeste, ci sposterebbe verso la zona-pericolo di aumento delle
temperature dai 3 ai 4 gradi Celsius e oltre. Una parte della sfida
lanciata da “Cambiamo Energia!”, riguarda le aziende elettriche, le
istituzioni finanziarie e i governi affinché blocchino gli investimenti in
nuove riserve di carbone e centrali elettriche e comincino al più presto la
dismissione di centrali di vecchia concezione; in questo caso sarà indispensabile
che i governi emanino direttive chiare sull’estrazione del carbone e che le
aziende elettriche comincino ad abbandonare il carbone in favore di
combustibili più puliti. Ovviamente questo richiederà strategie per una
transizione senza traumi che aiutino il passaggio dal carbone alle energie
pulite.
“Carbone pulito” Niente del genere!
Il carbone è il combustibile fossile più ricco di carbonio esistente, con
il 70% delle emissioni di CO2 in
più rispetto al gas naturale, a parità di energia prodotta. La lignite è
ancora più ricca di carbonio e malgrado ciò molti governi ancora mantengono
sussidi sul prezzo del carbone. Germania, Francia, Spagna e Giappone, insieme,
incentivano il carbone al ritmo di più di 6,3 miliardi di dollari l’anno.
Alcuni governi promuovono programmi di ricerca e sviluppo per il cosiddetto
“Carbone Pulito”, che costano centinaia di miliardi di dollari l’anno.
Comunque, mentre impianti dimostrativi hanno evidenziato il potenziale per la
riduzione delle emissioni di zolfo ed ossidi di azoto, attraverso impianti
energetici a maggiore efficienza, si sono rilevate riduzioni modeste in termini
di emissioni di CO2.
“Carbone pulito” è un termine sbagliato. Al contrario di impianti ad alta
efficienza a gas a ciclo combinato, particolarmente se usati per co-generazione
di calore ed elettricità (CHP), il carbone è uno dei maggiori inquinanti.
Gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, l’India, l’Australia, la Germania e il
Sudafrica hanno oltre l’80% di riserve di carbone del mondo.
“Ritorno al carbone”
in Russia?
La Russia possiede vastissime riserve di gas naturale, petrolio e
carbone. Mentre molta dell'enfasi data alle recenti discussioni di politica
energetica è proprio diretta a come mantenere ed incrementare l’esportazione di
gas e petrolio in Occidente, una recente strategia energetica del governo
sostiene che esistono piani di “ritorno al carbone”. La Russia possiede il 16%
delle riserve mondiali di carbone, metà delle quali solo di lignite altamente
inquinante. La strategia energetica, che traccia i possibili trend di energia
per l'anno 2020, indica che l’utilizzo del carbone dovrebbe incrementare del
35-70%.
In Russia, il settore estrattivo del carbone è in pessime condizioni; in alcune
zone il 75% delle attrezzature è ormai obsoleto. L'industria estrattiva sta
facendo pressioni per la modernizzazione e per nuovi investimenti ed ha anche
trovato sostenitori all’interno del Ministero dell’Energia. In ogni caso, la
principale azienda elettrica russa, la RAO UES, non è d’accordo con la
strategia del governo e preferirebbe un utilizzo più massiccio di gas naturale
nelle sue centrali, che è anche più conveniente per l’utenza. Chiunque vincerà
questa battaglia politica determinerà se i “crediti di emissioni di CO2” guadagnati dalla Russia saranno
utilizzati per l’apertura del mercato verso Occidente o semplicemente verranno
sprecati in un oneroso ritorno all’era del carbone.
Qual
è la strada da prendere?
La campagna “Cambiamo Energia!” lancia una sfida: il WWF
si rivolge a tutti gli attori strategici delle società affinché diventino una
parte della soluzione al problema del surriscaldamento terrestre sostenendo e
appoggiando il nostro programma di passaggio dal carbone all’energia pulita e
ad un settore energetico libero dalla CO2 entro la metà
di questo secolo. Solo facendo questo possiamo evitare cambiamenti climatici di
proporzioni catastrofiche. “Cambiamo Energia!” getta le sue basi
rispettando il quadro giuridico e vincolante del Protocollo di Kyoto,
concentrando l’attenzione sulle misure urgenti da attuare per mitigare le
emissioni del settore energetico onde evitare cambiamenti estremamente dannosi
per il sistema climatico.
Le aziende elettriche possono fare questo attraverso impegni
chiari e precisi con il WWF sui vari punti che seguono:
Migliorare l'efficienza energetica sia degli impianti di
generazione elettrica, tramite il passaggio alla co-generazione di calore ed
elettricità, al retrofit di impianti esistenti, sia dei consumatori, tramite
investimenti per l’uso di elettrodomestici e apparecchiature ad alta
efficienza, per uso privato, per ufficio e per la produzione industriale.
Incrementare la loro quota di “nuove” rinnovabili, come il vento, le
biomasse sostenibili e l’energia solare, ad almeno il 20% entro il 2020.
Appoggiare, nel loro Paese, significative strategie di politica
energetica tese alla riduzione delle emissioni di CO2 e all’incremento della quota di
energie rinnovabili.
Cessare gli investimenti per nuovi impianti a carbone e per l’attività
estrattiva.
Le istituzioni finanziarie giocano un ruolo cruciale nel guidare il
mondo verso un settore energetico a bassa emissione; è necessario
mettere a punto pacchetti finanziari appropriati per progetti e tecnologie per
lo sfruttamento delle energie rinnovabili, come parte integrante di una
strategia di trasferimento degli investimenti nell’ottica di un portafoglio a “bassa
emissione”. Questo non è soltanto un problema ambientale: come ha
dimostrato il progetto sulla trasparenza delle bollette energetiche rispetto
alle emissioni di anidride carbonica (Carbon Disclosure) e altre ricerche, i
cambiamenti climatici e l’incessante utilizzo di fonti fossili comportano
rischi materiali per le istituzioni finanziarie e quindi una risposta adeguata
a questo problema è parte integrante della loro responsabilità fiduciaria. Tali
istituzioni dovrebbero aderire a “Cambiamo Energia!” definendo obiettivi
di investimento e politiche chiare per la crescita del ricorso ad energie
rinnovabili, all’efficienza energetica e per una riduzione delle emissioni
di CO2.
La classe politica può significativamente rendere più semplice
questo passaggio ad un settore energetico a basse emissioni di anidride
carbonica, creando condizioni di mercato dove gli investimenti sulle fonti di
energia pulita vengano incoraggiati e adeguatamente ricompensati in termini
economici. Questo comprenderebbe obiettivi e misure obbligatorie per le fonti
rinnovabili, l’efficienza energetica e la cogenerazione, standard progressivi
di efficienza per apparecchi, carbon tax, creazione di un regime di “emission
trading” con obblighi di riduzione di CO2,
per il settore energetico e promuovendo la ricerca e lo sviluppo.
Anche il più ampio mondo degli affari, dal canto suo, può giocare un ruolo
molto importante per la soluzione del problema riducendo l’uso di energia nei
propri processi di produzione, migliorando l’efficienza nell’uso dei materiali
ed i consumi energetici dei propri prodotti e optando per l’adozione dell’energia
verde nel proprio sistema produttivo oltre a sostenere politiche che
favoriscono tecnologie a bassa emissione.
I consumatori possono fare molto per aiutare questa transizione; possono
scegliere l’energia verde laddove disponibile e richiedendola laddove non lo
sia. Essi possono sostenere strumenti legislativi e politiche efficaci e
incoraggiare i governi regionali e locali a passare ad un’energia più pulita.
“Cambiamo
Energia!”: possiamo farlo, e lo faremo
La grande transizione è quella di spostare il sistema energetico
dominato dai combustibili fossili verso un futuro senza CO2. Questo comporterà investimenti
sostanziali in nuove tecnologie e nuove pratiche nonché la presenza di una
leadership politica di alto livello.
Il settore energetico, con le sue emissioni così elevate ma con la soluzione a
portata di mano, può avere un ruolo immediato e significativo nella
realizzazione della riduzione delle emissioni. Di fronte alle drammatiche
conseguenze che l’inazione porterà ai cambiamenti climatici, i dirigenti
responsabili devono agire subito, mentre abbiamo ancora un’opportunità concreta
di arginare i danni. Con la collaborazione di governi, ONG e con gli stessi
consumatori, crediamo che il settore energetico può assumere il ruolo di
apri-pista in questa delicata transizione.
Così facendo non solo si salvaguarderà la salute del pianeta, ma si
tuteleranno gli azionisti riducendo la possibilità di rischi per l’azienda e si
incentiverà un’importante rivoluzione tecnologica.