La Commissione Europea ha presentato il pacchetto sulla politica energetica in cui
delinea l'indirizzo per ridurre entro il 2020 le emissioni di gas serra del 20% rispetto
al livello del 1990 e ridurre la dipendenza energetica dall'estero. La Commissione non ha
nascosto il preoccupante stato d'avanzamento del riscaldamento planetario. Il presidente
Barroso si è detto convinto della necessità di giungere a un dopo Kyoto, nel 2012, e di
avviare una nuova rivoluzione industriale, caratterizzata da produzioni a basso impatto
inquinante. Secondo il rapporto presentato dalla Commissione esistono almeno il 50% di
probabilità che le temperature medie salgano in Europa di circa 5 gradi entro la fine del
secolo, concretizzando quegli scenari apocalittici che i mass media hanno elaborato nei
giorni scorsi: dalla pianura padana sommersa parzialmente dalle acque alla
desertificazione dellarea mediterranea con migliaia di morti in più causate dalleccessivo
caldo.
Evitare l'evitabile diventa così una parola d'ordine della UE, ma forse è ormai troppo
tardi per porre rimedio. Le emissioni di CO2 del 2006, quelle rilasciate nell'aria dalla
vostra automobile nel tragitto casa-lavoro di oggi, del riscaldamento di casa o emesse
dalla ciminiera delle industrie, resteranno nell'atmosfera almeno per 100 anni prima di
disgregarsi e ricadere al suolo. La tendenza ad accumulare gas serra nell'atmosfera è
quindi una conseguenza ormai radicata nel nostro sistema di vita.
Leffetto serra è un fenomeno conosciuto da almeno 30 anni. Solo recentemente ha
però ottenuto lattenzione dellopinione pubblica e degli stessi mass media.
Basti ricordare che soltanto fino a 3-4 anni fa parlare di effetto serra equivaleva ad
essere tacciati di ciarlataneria, smentiti dallo scienziato o dallo scrittore di best
sellers di turno. Il folto popolo dei negazionisti del problema, sempre pronti
a diffamare le cassandre. Dove sono oggi tutti coloro che accusavano gli
ambientalisti di sterile allarmismo? Scomparsi nel nulla. Resta invece l'effetto serra a
pesare come un macigno sul destino dei nostri figli.
La Commissione evidenza anche quel ritardo sulle energie rinnovabili (eolico, solare,
biogas, biocarburanti), snobbate come utopie ecologiste fino a ieri e oggi presentate
persino come fattore della nuova rivoluzione industriale dallo stesso commissario europeo
per l'energia, Andris Piebalgs. Sul banco degli accusati sale anche il mercato
dell'energia nei singoli paesi membri, giudicato ancora troppo poco concorrenziale. Cade
però nel nulla l'ipotesi di un mercato unico europeo dell'energia, a nostro giudizio
perorata con poco coraggio dalla stessa UE. Infine, torna in auge il nucleare come fonte
d'energia a basso impatto inquinante. La Commissione Europea lo ripropone senza però
esporsi più di tanto, lasciando a ogni singolo stato membro il compito di adottarlo
oppure no.
Dopo le dichiarazioni della Commissione possiamo quindi parlare di svolta ecologista della
UE? Proviamo a sintetizzare qualche fatto storico per trovare la risposta. Nel 1997
l'intera comunità internazionale firmò il Protocollo di Kyoto per ridurre quelle stesse
emissioni di gas serra che oggi fanno (giustamente) molta paura. Il Protocollo di Kyoto è
diventato operativo soltanto nel 2005, con otto anni di ritardo, grazie alla firma in
extremis della Russia. Attualmente pochi paesi rispettano gli obiettivi assegnati. Men che
meno lItalia. Altri paesi, come gli Stati Uniti, sono persino ancora fuori dal
Protocollo stesso nonostante siano responsabili del 30-35% delleffetto serra
planetario.
Cosa cambierà adesso, dopo questo accorato annuncio della Commissione Europea?
10/01/2007 fonte:ecoage.com