Scoperta da satellite europeo una
rete di corsi d'acqua
nella calotta. Le ricerche come test per gli
extraterrestri
di LUIGI BIGNAMI

ROMA - Negli anni scorsi erano stati scoperti più di un centinaio di
laghi sotto la spessa coltre di ghiaccio che copre il continente Antartico. Ora
ricercatori inglesi affermano che questi laghi sono collegati tra loro da una
vera rete di fiumi. Sono lunghi anche centinaia di chilometri e possono
riversare acqua da un lago all'altro più o meno improvvisamente. Nonostante il
fatto che l'area antartica orientale sia una delle più fredde al mondo, una
serie di fattori fa si che le gigantesche masse d'acqua sotto i ghiacci non si
congelino. Il ghiaccio infatti, spesso anche più di
Inoltre, l'elevata pressione che il ghiaccio esercita sulla superficie su cui
esso appoggia - e dunque anche sui laghi - fa si che la temperatura di
congelamento dell'acqua non sia a zero gradi, ma ad alcuni gradi sotto zero. La
scoperta dei fiumi sotterranei, pubblicata sulla rivista Nature, è stata
ottenuta analizzando i dati di uno dei satelliti ambientali che l'Agenzia
spaziale europea ha lanciato in orbita, l'ERS-2. Questo satellite ha rilevato
che nell'arco di 16 mesi il ghiaccio sovrastante uno di questi laghi è sceso di
oltre
Il lago che ha perso la propria acqua ha una superficie di circa
Spiega Ezio Tabacco, del Dipartimento di Geofisica di Milano che studia i laghi
subglaciali: "Il primo è legato al fatto che al loro interno vi potrebbero
essere forme di vita risalenti a milioni di anni fa e che tali sono rimasti nel
tempo. Il secondo motivo di interesse sta nel fatto che i laghi e i ghiacci
sovrastanti creano una situazione molto simile a quella esistente su Europa, una
delle lune di Giove, dove una crosta di ghiaccio potente una decina di
chilometri copre un oceano sottostante. Le tecnologie per giungere a campionare
le acque di quel mondo profondo senza alterare in alcun modo l'ambiente,
torneranno utili quando verrà realizzata una missione su Europa con il compito
di esplorare il suo oceano". Al momento vi è una forte pressione da parte
di molti scienziati internazionali nei confronti di un gruppo di ricerca russo
che vuole raggiungere uno dei laghi subglaciali ritenuti secondari. Spiega
Siegert: "Con la scoperta della rete di fiumi che collegano i vari laghi,
inquinare anche uno solo degli invasi più piccoli, potrebbe contaminare in modo
irreversibile quel mondo perduto di grande interesse".
(21 aprile 2006)