Il Piano di Tutela delle Acque

e il risparmio energetico

Premessa

Il Piano di Tutela delle Acque (D.Lgs. n.152/99),  costituisce lo strumento di
pianificazione a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni, e delle Regioni in
particolare, per il raggiungimento degli obiettivi di qualità fissati dalle Direttive Europee e
recepite nella norma italiana. L’approccio del Piano è integrato, e perciò considera sia gli
aspetti quantitativi legati all’acqua (minimo deflusso vitale, risparmio idrico, verifica delle
concessioni, etc.), sia quelli più tipicamente di carattere qualitativo (inquinamento,
balneazione, scarichi, etc.). Nel Piano è compreso anche il Programma regionale per la
conservazione ed il risparmio della risorsa, che rappresenta un notevole contributo allo
sviluppo ed applicazione di azioni e politiche di governo della domanda. Gli obiettivi e le
misure del Piano hanno effetti anche al di fuori del comparto “acqua” in senso stretto. Tra
questi, il Piano evidenzia lo stretto legame che intercorre tra il risparmio idrico e quello
energetico, soprattutto nel settore civile, ma anche in agricoltura e nell’industria.

Il legame tra risparmio idrico ed energetico: studi ed esperienze internazionali

Secondo l’EPA (Environment Protection Agency), il 30% dei consumi energetici
domestici sono generati dall’utilizzo d’acqua calda a scopi igienici e dal pompaggio
.
Il solo riscaldamento dell’acqua influisce per un 19% sul consumo energetico domestico.
L’Energy Policy Act del 1992 (EPAct), finalizzato alla riduzione dei consumi di energia,
prevedeva a questo proposito la diffusione degli sciacquoni per il WC a basso consumo
(“
Low Flow Toilet”) – ovvero che erogano meno acqua per risciacquo, pari a 6 litri o meno
- non espressamente finalizzata alla riduzione dei consumi di acqua, quanto al
contenimento dei consumi energetici. Più precisamente, dal 1992 diciassette Stati
stabilirono l’impiego di cassette di risciacquo del WC aventi un volume standard di 6 litri,  
da installare in caso di sostituzione o durante la costruzione di nuovi impianti sanitari.
L’EPAct stabilì poi il medesimo standard. Sempre l’EPA afferma che l’uso efficiente
dell’acqua (“
Water Efficiency”) continua a giocare un ruolo importante non solo per la
tutela delle risorse idriche e la salvaguardia della qualità,
ma anche per ridurre la
quantità di energia richiesta per il trattamento, il pompaggio e il riscaldamento
dell’acqua – pari a circa l’8% della domanda energetica degli U.S.A.

Questi importanti dati sono poi compatibili e coerenti con il dato medio europeo indicato
dalla Commissione UE nella proposta di direttiva per la diminuzione dei consumi energetici
negli edifici, (
Improving the energy efficiency in buildings, COM (2001) 226 final), poi
approvata in via definitiva Directive 2002/91/EC of the European Parliament and of the
Council of 16th December 2002 on the energy performance of buildings (OJ L1, 4.1.2003,
p. 65-70), in cui
si sottolinea che il riscaldamento dell'acqua incide come secondo
fattore (25% del totale) nei consumi energetici negli edifici
, dopo il riscaldamento generale (57%).

A questi dati, si aggiunga anche quello del report finale dell’ASE - Alliance to Save Energy
(una coalizione dei principali leader economici, governativi, ambientali e dei consumatori
che intende promuovere l’uso efficiente e pulito dell’energia a livello mondiale a beneficio
dei consumatori, dell’ambiente, dell’economia e della sicurezza nazionale – www.ase.org,
che afferma che, a livello mondiale, il consumo energetico nella maggior parte dei sistemi
idrici potrebbe essere ridotto di almeno un 25% attraverso azioni che migliorino l’efficienza
dei sistemi stessi. Più in generale, riferendosi al forte collegamento tra energia ed acqua
(quello che nel documento viene chiamata “Watergy Efficiency” – www.watergy.org), si

afferma che i gestori del servizio idrico dovrebbero considerare maggiormente l’evidente
connessione tra i consumi di acqua ed energia, invece di affrontarli come se fossero
separati e non correlati. Nel documento si sottolinea come l’energia sia necessaria al
pompaggio dell’acqua lungo le reti di distribuzione, ai processi di potabilizzazione e di
depurazione. Ogni litro di acqua distribuita in rete rappresenta un significativo costo
energetico. Il caso del Texas è particolarmente interessante 

IL CASO DEL TEXAS

Le Aziende Municipali dell’Acqua in Texas

• Le Aziende in Texas utilizzano 0.66 kWh–1.05 kWh per 1,000 litri.
• Circa 11 miliardi di litri di sono distribuiti giornalmente per usi municipali e industriali.
• Il consumo elettrico totale per la distribuzione dell’acqua è 2.8–4.8 miliardi kWh l’anno.
• La spesa di elettricità ammonta a $180–288 milioni di dollari l’anno.
• L’elettricità richiesta per produrre cloro e altri prodotti impiegati nella
potabilizzazione e depurazione ammonta a 0.005-0.028 kWh per 1,000 litri.

Energia potenziale e risparmio idrico per settore

Aziende Municipali

Riducendo le perdite di un 5%, il Texas potrebbe risparmiare 140–240 milioni di
kWh di elettricità ogni anno.

Residenziale

Attraverso rubinetterie a risparmio (docce), frangigetto, educazione all’uso
razionale, si stima che il Texas potrebbe ridurre il consumo di acqua calda del 10– 20%.

Industriale

Riducendo i consumi di acqua di un 10% si potrebbero risparmiare circa 100 milioni di kWh l’anno.
Fonte: Texas Water Development Agency, no date, Relationships between Water and Energy Use in Texas, unpublished.
Le perdite in rete, gli usi illegali, l’inquinamento, e l’inefficienza dei sistemi influiscono tutti
in modo diretto sulla quantità d’energia richiesta per la distribuzione dell’acqua dalla fonte
al consumatore
. Le azioni e le iniziative volte a risparmiare acqua e quelle finalizzate alla
riduzione dei consumi energetici, se pianificate insieme, possono comportare effetti e conseguenze di grande impatto.

Tra i casi più importanti, analizzati nel rapporto “Watergy”, si menzionano le città di Austin
(U.S.A.), Toronto (Canada), Stoccolma (Svezia) e Sydney (Australia), dove sono state
intraprese forti iniziative di risparmio energetico connesso a quello idrico. Altri esempi
derivano da Fortaleza in Brasile, e da Indore in India: in quest’ultimo caso, si è riusciti a
risparmiare US$35,000 nei primi tre mesi lavorando sulle modalità di pompaggio e senza
intervenire con nuove infrastrutture.

L’Unione europea e la sostenibilità dei sistemi energetici

La produzione e l’uso d’energia, sono tra i principali responsabili delle emissioni che
partecipano all’effetto serra. L’Europa si è impegnata nel Protocollo di Kyoto a ridurre le
emissioni che derivano dall’uso di combustibili fossili, soprattutto carbone, petrolio e gas.
Per combattere il cambiamento climatico, queste emissioni dovrebbero essere ridotte
dell’8% al 2012 (rispetto ai valori del 1990). Di fatto, però, gli attuali trend indicano un
aumento di oltre il 5%. Nel 2000 la Commissione Europea ha preparato una strategia per
promuovere l’efficienza energetica e favorire un maggior utilizzo delle fonti rinnovabili.
Numerose norme dell’UE incoraggiano i sistemi energetici sostenibili, come la produzione
d’elettricità da fonti rinnovabili e l’efficienza energetica negli edifici. La Direttiva
2003/54/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa a norme comuni per il
mercato interno dell'energia elettrica, definisce al punto 29 dell’art 2 «
l’efficienza
energetica/gestione della domanda
»: un approccio globale o integrato diretto ad
influenzare il volume ed i tempi del consumo d’energia al fine di ridurre il consumo
d’energia primaria e i picchi di carico, dando la priorità agli investimenti nelle misure
d’efficienza energetica o altre misure, come contratti di fornitura con possibilità
d’interruzione, rispetto agli investimenti destinati ad accrescere la capacità di generazione,
sempre che le prime rappresentino l'opzione più efficace ed economica, tenendo conto
dell'impatto positivo sull'ambiente della riduzione del consumo d’energia e degli aspetti
riguardanti la sicurezza dell'approvvigionamento ed i relativi costi di distribuzione).
In particolare la recente Proposta presentata dalla Commissione di
DIRETTIVA
concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici COM(2003)
739 definitivo ha l’obiettivo di aumentare l’efficienza negli usi finali dell’energia grazie ad
una serie di misure operative. Una di queste è lo sviluppo del mercato dei servizi
energetici in modo che l’efficienza energetica diventi parte integrante del mercato interno
dell’energia. La proposta raggiunge l’obiettivo fornendo un complesso di regole atto a
promuovere il mercato dei servizi energetici e il mercato delle misure per l’efficienza
energetica in generale nei principali settori dell’uso finale dell’energia. La proposta
considera la fornitura al dettaglio e la distribuzione in rete di rilevanti vettori energetici,
come l’elettricità e il gas naturale e altri importanti tipi d’energia come il teleriscaldamento,
il combustibile da riscaldamento, etc. La proposta fissa inoltre un obiettivo di risparmio
energetico che gli Stati membri dovranno realizzare quale nesso necessario per misurare i
progressi realizzati nell’efficienza energetica. Essa prevede anche un obiettivo di risparmi
energetici da realizzare nel settore pubblico, oltre all’obbligo per gli Stati membri di
garantire che alcune società distributrici d’energia e/o di vendita al dettaglio offrano servizi
energetici ai loro clienti. (Ai fini della direttiva il termine “servizi energetici” si riferisce solo
ai servizi integrati per l’efficienza negli usi finali dell’energia: essi presuppongono un ruolo
rilevante della tecnologia che garantisce l’efficienza energetica negli usi finali e
dell’energia necessaria per fare funzionare i servizi. Altre misure per migliorare l’efficienza
energetica, come fonti d’illuminazione efficienti, sistemi di controllo, sostituzione delle
caldaie, potrebbero anche essere qualificate servizi energetici se combinate con la
fornitura d’energia. Anche senza integrare la fornitura d’energia, queste misure restano
ancora molto importanti per lo sviluppo del mercato dei servizi energetici.)
La proposta va considerata uno strumento necessario per integrare la recente normativa
sull’apertura del mercato interno dell’energia che consente principalmente miglioramenti
nell’efficienza dal lato dell’offerta. Si sottolinea infatti che in molti Stati membri
il valore
medio per unità d’energia elettrica risparmiata (al di fuori delle ore di punta) nel settore
domestico è stimato attualmente a circa 2,6 centesimi d’Euro/kWh, rispetto ad un prezzo
medio (al di fuori delle ore di punta) dell’elettricità fornita di 3,9 centesimi d’Euro (Il
prezzo medio durante le ore di punta è di 10,2 centesimi d’Euro/kWh).

Anche per gli altri vettori energetici esistono differenze simili tra il costo dei
risparmi e il prezzo dell’energia fornita. Quindi la riforma del mercato dell’energia
dovrebbe promuovere la competizione non solo tra le diverse fonti d’energia, ma
anche tra gli investimenti per migliorare l’efficienza negli usi finali dell’energia da un
lato e gli investimenti nell’approvvigionamento energetico, dall’altro.
A tale scopo, uno dei meccanismi principali consiste nel sostenere e accelerare lo sviluppo
di un mercato delle misure relative all’efficienza energetica ben funzionante,
economicamente redditizio e concorrenziale. Inoltre è necessario prevedere alcune
sovvenzioni a sostegno del mercato e programmi pubblici di una certa intensità per
eliminare alcune carenze del mercato. Un approccio basato sulle forze del mercato
potrebbe essere anche costituito dall’introduzione dei cosiddetti
“certificati bianchi” che
sono titoli commerciabili che attestano un risparmio energetico.
Infine la Commissione ha messo in atto il programma “Intelligent Energy – Europe
Programme” che intende promuovere l’uso efficiente dell’energia e l’impiego d’energie
rinnovabili. Attivo dal 2003 al 2006, tale programma metterà a disposizione 250 milioni di
Euro per azioni volte ad aumentare la proporzione d’energia generata da fonti rinnovabili,
e incrementare l’uso efficiente dell’energia. Il programma prosegue peraltro le attività già
avviate da altri programmi come ALTENER, SAVE e Synergy. Le quattro azioni principali
previste dal programma sono:
1. Efficienza Energetica (uso razionale dell’energia nel settore civile e industriale SAVE)
2. Energia Rinnovabile (impiego fonti rinnovabili)
3. Energia dei Trasporti
4. Cooperazione con Paesi in via di sviluppo

Recenti sviluppi nazionali

A livello nazionale, seguendo le direttive europee di cui sopra, la promozione
dell’efficienza energetica è regolata dal Decreto 20 luglio 2004 emanato dal Ministro per le
attività produttive (di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio), che
riformano la politica di promozione del risparmio energetico negli usi finali. L'obiettivo è
conseguire, alla fine del primo quinquennio di applicazione (2005-2009) un risparmio di
energia pari a 2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) l’anno, valore
equivalente all'incremento annuo dei consumi nazionali di energia registrato nel periodo
1999-2001.
La riduzione dei consumi complessivi nazionali di energia concorrerà al conseguimento
degli obiettivi di riduzione dei gas serra in relazione agli impegni assunti dall'Italia
nell'ambito del Protocollo di Kyoto e porterà benefici economici e sociali:
· diretti per i consumatori (per esempio, la riduzione della bolletta energetica e il
miglioramento del servizio goduto);
· collettivi (ad esempio, la riduzione della dipendenza energetica dall'estero e
maggiore sicurezza di approvvigionamento, la riduzione dell'inquinamento derivante
dalle attività di produzione e di consumo di energia, un maggior controllo dei picchi
di domanda elettrica e possibilità quindi di ridurre il rischio di "blackout" e i costi
connessi al verificarsi di squilibri tra consumi e capacità di offerta, un aumento
dell'offerta di prodotti e servizi energetici orientati all'efficienza negli usi dell'energia).
Il sistema introdotto dal decreto prevede che i distributori di energia elettrica e di gas
naturale raggiungano annualmente determinati obblighi quantitativi di risparmio di energia
primaria, per il quinquennio 2005/2009, dal 1 gennaio 2005.
Attualmente l'obbligo riguarda solo i distributori con più di 100.000 clienti finali al 31
dicembre 2001: successivi decreti definiranno le modalità di applicazione degli obblighi per
i distributori sotto questa soglia. Per adempiere questi obblighi e ottenere il risparmio
energetico prefissato i distributori potranno:
· attuare progetti a favore dei consumatori finali che migliorino l'efficienza energetica
delle tecnologie installate o delle relative pratiche di utilizzo.
· acquistare da terzi "titoli di efficienza energetica" o "certificati bianchi"
attestanti il conseguimento di risparmi energetici.
Più dettagliatamente, i certificati bianchi sono emessi dal Gestore del mercato elettrico a
favore dei soggetti (distributori, società da essi controllate e di società operanti nel settore
dei servizi energetici) che hanno conseguito i risparmi energetici prefissati. L'emissione dei
titoli è effettuata sulla base di una comunicazione dell'
Autorità per l'energia elettrica e il
gas
(AEEG) che certifica i risparmi conseguiti. l'Autorità infatti verifica e controlla che i
progetti siano stati effettivamente realizzati in conformità con le disposizioni dei decreti e
delle regole attuative definite dall'Autorità stessa.
Per quanto concerne la
connessione tra risparmio energetico e risparmio idrico, si
ricordano le recenti schede introdotte con Delibera dell’Autorità n. 111/04 “Approvazione di
nove schede tecniche per la quantificazione dei risparmi di energia primaria relativi agli
interventi di cui all’articolo 5, comma 1, dei decreti ministeriali 24 aprile 2001 e sostituzione
dell’allegato a alla deliberazione 27 dicembre 2002, n. 234/02”,
relative all’installazione
di erogatori per doccia a basso flusso (EBF) in ambito residenziale, in alberghi e
pensioni, in impianti sportivi, e all’installazione di rompigetto aerati per rubinetti
(RA) in ambito residenziale.
Per le implicazioni di risparmio idrico viceversa va ricordata
la Scheda tecnica n. 12 - Sostituzione di frigoriferi, frigocongelatori, congelatori,
lavabiancheria, lavastoviglie con prodotti analoghi a più alta efficienza
. E infine è
opportuno richiamare anche la Delibera n. 103/03 “Linee guida per la preparazione,
esecuzione e valutazione dei progetti di cui all’articolo 5, comma 1, dei decreti ministeriali
24 aprile 2001 e per la definizione dei criteri e delle modalità per il rilascio dei titoli di
efficienza energetica” che all’art 7 prevede che
ai progetti che comprendono la
realizzazione di campagne di formazione, informazione, promozione e
sensibilizzazione
dei clienti finali di sostegno a altre tipologie di interventi, finalizzate ad
informare i clienti che hanno aderito al progetto sulle modalità di corretta gestione e
manutenzione dei prodotti, apparecchi e componenti
installati è riconosciuto un
risparmio addizionale pari al 5% del risparmio totale netto riconosciuto all’intervento al
quale la campagna si riferisce. Con la Delibera 209/04 l’AEEG ha poi stabilito il valore del
contributo tariffario unitario per i costi sostenuti dai distributori obbligati per il
conseguimento degli obiettivi di risparmio di energia primaria posti a loro carico. L'Autorità
ha attribuito un contributo economico iniziale di 100,00 euro l’anno per cinque anni ad ogni
tonnellata equivalente di petrolio risparmiata attraverso miglioramenti dell'efficienza
nell'utilizzo dell'energia elettrica e del gas naturale. Tale contributo è destinato a
compensare parte dei costi sostenuti dai distributori per il raggiungimento dei propri obiettivi di risparmio.
Questo valore è stato fissato tenendo conto anche del fatto che nel periodo iniziale del
meccanismo saranno realizzati gli interventi di risparmio energetico a minor costo. Il livello
del contributo corrisposto ai distributori potrà essere aggiornato dall'Autorità, per gli
interventi attivati nei prossimi anni, per tenere conto dei segnali di prezzo nel frattempo
provenienti dal mercato dei "certificati bianchi".
Il contributo sarà erogato ai distributori sia per progetti realizzati direttamente, sia per
l'acquisto di "certificati bianchi" emessi dal Gestore del mercato elettrico a fronte di
risparmi energetici conseguiti da altri distributori e dalle società specializzate nel fornire

servizi di efficienza energetica (le cosiddette Esco: energy service companies), il cui
accreditamento è già stato avviato dall'Autorità all'inizio di novembre.
I costi sostenuti dai distributori per la realizzazione diretta di progetti potranno essere
coperti anche attraverso altre risorse tra cui, ad esempio: le quote di partecipazione ai
progetti dei clienti partecipanti (che godono dei benefici derivanti dal minor consumo);
finanziamenti statali, regionali, locali e comunitari; ricavi dalla vendita dei titoli di efficienza
energetica ottenuti a fronte di risparmi energetici conseguiti in eccesso rispetto ai propri obblighi di risparmio.

Obiettivi generali del Piano di Tutela delle Acque e il risparmio idrico

Per il settore civile, gli obiettivi delle misure di razionalizzazione e risparmio della risorsa
idrica riguardano il contenimento dei consumi all'utenza, il miglioramento dell'efficienza
delle reti d’adduzione e di distribuzione, nonché la razionalizzazione dei prelievi, con
particolare riferimento alla necessità di ridurre gli emungimenti dalle falde. Il Piano di
Conservazione della Risorsa, che dovrà essere elaborato a cura degli ATO sulla base
d’indirizzi fissati dalla Regione, costituirà il riferimento principale, in cui saranno indicati
obiettivi, strategie, strumenti, misure e risorse per una corretta gestione del ciclo idrico
integrato a livello di ATO, potendo parzialmente interessare, in relazione alla frazione di
forniture attuali e previste e agli scarichi produttivi trattati dai depuratori civili, anche il
settore industriale. I risultati attesi delle azioni di risparmio comportano in particolare una
riduzione delle dotazioni procapite e un maggiore incremento dell'efficienza delle reti di
adduzione e distribuzione rispetto alla situazione a politiche invariate. A livello regionale, è
fissata come obiettivo, in connessione con le misure del programma di conservazione e
risparmio idrico regionale, una dotazione idrica media di 235 l/residente/giorno al 2008 e di
220 l/residente/giorno al 2016 (valori comprensivi degli usi extradomestici relativi alle
utenze produttive, del commercio, dei servizi, turistiche, ecc.), a fronte di una dotazione
procapite media attuale di 250 l/residente/giorno.
Per il settore industriale gli obiettivi delle misure sono di contenere gli usi (per il 90%
emungimenti dalle falde), peraltro già in calo da molto tempo, e ridurre l'inquinamento dei
corpi idrici; con riferimento a quest'ultimo aspetto si evidenzia che a minori usi
corrispondono, in relazione ai limiti tabellari per lo scarico, minori carichi potenzialmente sversati. 

Definizione dei risparmi diretti e indiretti

In coerenza con quanto espresso da WATERGY in ”A Water and EnergyConservation
Model for Federal Facilities
” (1996), si distinguono i risparmi “diretti” da quelli “indiretti”.
Quelli
diretti sono riconducibili all’utenza finale (consumatore) nella forma di riduzione
dell’uso di energia, di acqua, e di riduzione di acque reflue. Più in specifico, sono
considerati diretti risparmi di:
- utilizzi generici (risciacquo del WC, frangigetto, annaffiatura aree verdi, contatori, riduzione perdite domestiche)
- utilizzi commerciali (sistemi di riscaldamento e raffreddamento, lavanderie e cucine);
- utilizzi residenziali (docce e bagno, lavatrice e lavastoviglie)
I risparmi indiretti, invece, sono riconducibili ai gestori dei servizi idrici ed energetici, e
dipendono dal consumo energetico legato alla riduzione di pompaggio e trattamento. Più
in specifico, sono considerati indiretti:
- potabilizzazione e distribuzione - fognatura e depurazione - riuso reflui

Le conseguenze energetiche del Piano di Tutela

In considerazione dello stretto legame che intercorre tra consumi idrici e consumi
energetici, e in particolare tra il risparmio idrico e quello energetico, si può tentare di
valutare gli effetti che le misure di razionalizzazione, risparmio e riutilizzo della risorsa
idrica previste dal Piano di Tutela delle acque adottato dalla Regione possono avere sul
consumo di energia. Richiamiamo a tal fine la Commissione che stima il riscaldamento
dell’acqua come secondo fattore (25% del totale) nei consumi energetici negli edifici.
Se combiniamo questo dato con gli obiettivi di riduzione del Piano di Tutela, che
prevedono di passare dalla attuale dotazione idrica di 250 l/residente/giorno a 220
l/residente/giorno nel 2016, vale a dire con una riduzione di circa il 12% pari a oltre 48
milioni di mc l’anno, possiamo valutare la conseguente riduzione percentuale dei consumi energetici.
E’ però necessario fare alcune assunzioni (semplificazioni), ipotizzando che, data la
tipologia di misure messe in atto per la riduzione dei consumi, la riduzione del 12%
prevista riguardi per 2/3 i consumi di acqua calda e per 1/3 quelli di acqua fredda.
Tenendo conto di questa assunzione e combinando i due dati si può stimare una
diminuzione dei consumi energetici connessi con il riscaldamento dell’acqua di circa il 2%
che, considerando i consumi energetici stimati per il settore civile dal Piano Energetico
Regionale pari a 4.750.000 TEP, corrisponde a un risparmio di 95.000 TEP.

Per verificare l’attendibilità del dato rispetto ad una riduzione del consumo di acqua del
12% (8% acqua calda e 4% acqua fredda) si è provato a calcolare il valore direttamente.
Ricordiamo che il PTA prevede al 2016, per una popolazione di circa 4.343.000 abitanti,
un consumo di 408 Mmc per il civile, al netto delle perdite, e una riduzione di 60 Mmc da
realizzare attraverso azioni di risparmio. Dato che nelle politiche previste la priorità è data
alla riduzione del consumo di acqua calda, si è assunto di considerare per questa una
riduzione di 30 Mmc, vale a dire la metà del risparmio previsto.
Ne segue che il risparmio in Kcalorie è uguale a (supponendo un salto termico di 30 gradi)
30x30 miliardi di litri =900 miliardi di Kc; se ricordiamo che 1 tep è uguale a 10 milioni di Kc
otteniamo una riduzione di 90.000 Tep
Tenendo conto dell’obiettivo di risparmio energetico che il Piano si prefigge e che per il
settore civile ammonta a 550.000 TEP, possiamo affermare che il risparmio idrico
conseguente all’attuazione delle misure previste dal Piano di tutela contribuirà per circa
il
17,3% al raggiungimento dell’obiettivo del Piano energetico. Questo dato risulta
peraltro sottostimato se si pensa che i quasi 5 milioni di TEP consumati dal settore civile si
riferiscono al residenziale e al terziario mentre in acquedottistica nel settore civile sono
incluse anche le utenze agricole e industriali allacciate all’acquedotto.
Se consideriamo la riduzione di 30 l/residente/giorno attesa al 2016 a seguito delle misure
del PTA, tenendo conto del fabbisogno di energia per il servizio di acquedotto, fognatura e
depurazione, stimato approssimativamente 1 –1,5kWh/mc, e considerando anche altri
risparmi indiretti, come quelli dovuti al contenimento delle perdite negli acquedotti, dovuti
in particolare a tecnologie di telecontrollo e gestione delle pressioni, possiamo calcolare
questo primo risparmio indiretto in circa 10.000 TEP l’anno. Tale valore rappresenta, per
ogni anno, circa il 2% dell’obiettivo di risparmio fissato dal Piano Energetico Regionale per il solo settore civile.
Ciò significa che le misure del Piano di Tutela per la razionalizzazione e il risparmio dei
consumi nel settore civile possono fornire da sole, in termini di risparmio diretto ed
indiretto, un contributo di rilevante,
pari a circa il 20%, alla efficienza energetica e alla
riduzione delle emissioni di CO2 concorrendo al perseguimento degli obiettivi del
Protocollo di Kyoto. Naturalmente va considerato che gli obiettivi di risparmio del PTA 
e del piano energetico hanno orizzonti diversi, il 2016 per il PTA e il 2010, conseguenti alle 
decisioni europee, per il PER, tuttavia sono anche diversi gli anni di partenza il 1990 per il PER
 e il 2000 per il PTA e consideriamo inoltre che i risparmi intermedi al 2008 sono teoricamente 
più facili da raggiungere si può presumere che
il contributo al 2010 del PTA agli obiettivi 
del PER sia di circa il 15%
per il civile.
Discorsi analoghi potrebbero essere estesi al settore industriale. Il Piano di Tutela prevede
infatti una serie di misure volte al risparmio idrico industriale.
 Tali risparmi si traducono inevitabilmente in risparmi energetici in
considerazione del fatto che, per esempio, saranno ridotti i prelievi da falda, che
avvengono anche a profondità consistenti con un notevole dispendio di energia per i
pompaggi. Minori consumi significano anche minori volumi di acque reflue e pertanto
riduzione dei fabbisogni energetici per la depurazione.
Per quanto concerne il settore agricolo potrebbe essere interessante approfondire la
valutazione quantitativa degli eventuali risparmi energetici, oltre a quelli ambientali,
connessi all’utilizzo in agricoltura delle acque reflue depurate, anche in considerazione del
fatto che benché il riutilizzo in agricoltura comporti l’effettuazione di trattamenti spinti di
depurazione che senz’altro richiedono un supplemento di energia, tali trattamenti
sarebbero comunque necessari per il rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici fissati con il Piano di Tutela.