In Italia il Gas più caro dell'Europa

Menchelli (confartigianato): le PMI italiane pagano il gas il 32,5% in piu’ sulla media UE

 

«Altro che rilancio della competitività. I rincari delle tariffe del gas previsti per i prossimi mesi non faranno che allargare un gap già oggi disastroso per le nostre imprese. E, come accade per il costo dell’energia elettrica, sono le imprese di piccole dimensioni a pagare le bollette più salate per effetto della mancata liberalizzazione del mercato del gas» questo il commento del direttore della Confartigianato della Spezia Giuseppe Menchelli alla presentazione del nuovo dossier del Centro Studi dell’associazione di via Fontevivo.
In Italia, infatti, il gas per usi industriali (al netto delle imposte) costa alle piccole e medie imprese il 32,5% in più rispetto alla media europea. E’ quanto emerge da un’analisi condotta dal Centro Studi della Confartigianato della Spezia che ha esaminato i fattori che ostacolano le potenzialità di sviluppo delle aziende italiane.
«Dal 1999 al 2003 (ultimo anno disponibile per le rilevazioni comparate Italia-Ue), - spiega Nicola Carozza responsabile del Centro Studi Confartigianato - il prezzo del gas, al netto delle imposte, per le Pmi è aumentato del 55% e, al lordo delle imposte, del 37%. Nello stesso periodo, per le Pmi dell’Ue i prezzi sono aumentati rispettivamente del 44,6% e del 43,5%».
Per esemplificare l’impatto del prezzo del gas, Confartigianato ha esaminato il caso di un’impresa con un consumo medio annuale di 220.000 metri cubi, vale a dire una piccola impresa ad intenso consumo di gas come fattore di produzione. Questa tipologia di azienda paga il gas 15.536 €/anno in più rispetto ad un competitor europeo, vale a dire il 30,4% in più rispetto alla media Ue. Le piccole imprese manifatturiere più colpite dall’alto prezzo del gas svolgono attività di trattamento termico dei metalli, di essiccazione del legno, di panificazione, lavorazione della ceramica, del vetro, della carta e fornaci per laterizi.
Se poi si confronta il costo del gas per una Pmi italiana con quello pagato dalle Pmi della Gran Bretagna, il Paese con il più alto grado di liberalizzazione del mercato del gas, il divario del prezzo, al netto delle imposte, arriva addirittura al 93,8%.
«Il peso del fisco sul prezzo del gas nel nostro Paese - aggiunge Carozza - è inferiore alla media europea: incide infatti per circa il 14% contro il 20% della media Ue. Tuttavia non contribuisce a ridurre il divario di costi tra imprese italiane ed europee. Al lordo delle imposte, infatti, la differenza di prezzo tra Pmi italiane ed europee rimane del 22%. Il consumo di gas per uso industriale è soggetto a tre tipi di imposte: le accise, l’addizionale regionale e l’Iva, che sono differenziate a seconda dell’area geografica e del livello di consumo».
Menchelli ha chiuso la presentazione ricordando che la Confartigianato della Spezia ha da tempo siglato una convenzione per far risparmiare i suoi associati.

02/11/2005 17.53.26 www.ecoage.it